Asportazioine di cisti parauretrale

Definizione:
consiste nell’asportazione di formazione cistica da ritenzione, di natura benigna per definizione, che può derivare dalla parete vaginale, da residui embrionari mesonefrici (cisti di Gartner), da ghiandole uretrali o da ghiandole parauretrali (di Skene: in numero di due, hanno il dotto escretore a lato del meato uretrale esterno nel quale drenano anche le ghiandole uretrali, collocate rispetto ad esse più prossimalmente in rapporto con l’uretra).
Clinicamente si manifesta come una salienza della parete vaginale; è spesso asintomatica.

Indicazioni:
andrebbe trattata solo se sintomatica, ma in effetti la terapia è mal codificata: alcuni sostengono il non trattamento se sono asintomatiche, altri (Blaivas, ad esempio) ne propongono l’exeresi comunque, ad evitare il rischio di una loro rottura spontanea. Importante è comunque escluderne preliminarmente la dipendenza dall’apparato urinario (essenziale la diagnosi differenziale con l’ectopia uretrale e il diverticolo uretrale).

Descrizione della tecnica:
l’asportazione viene eseguita con incisione della parete anteriore della vagina ed enucleazione della cisti dai tessuti parauretrali; solitamente viene accompagnata dalla presenza di un catetere in uretra per poter riparare estemporaneamente quest’ultima in caso di lesione accidentale. Dopo una accurata emostasi si sutura la parete vaginale anteriore: può essere lasciato uno zaffo nel lume vaginale, per 24-48 ore, a garantire, in caso di necessità, il mantenimento di una emostasi per compressione. Il catetere vescicale viene normalmente lasciato in sede per poche ore, tranne nel caso di una soluzione di continuo della parete uretrale.

Preparazione:
utile la profilassi antibiotica e, per pazienti a rischio, quella antitrombotica.

Durata della procedura:
l’intera procedura non impegna, di norma, l’operatore per più di 25-30 minuti.

Tipo di anestesia:
in genere periferica; per situazioni particolari ci si può limitare alla sola anestesia locale.

Risultati:
l’intervento va considerato definitivamente risolutore della patologia.

Complicanze:
l’emorragia è solitamente contenuta e facilmente dominabile dalla semplice compressione prodotta da un tampone in vagina; la fistola uretro-vaginale si può manifestare nei casi di lesione ischemica della parete uretrale (la manifestazione clinica sarà evidente in un secondo tempo) o di lesione iatrogena di quest’ultima, non risconosciuta nei tempi dell’intervento e quindi non prontamente riparata.

Tempo di degenza:
è un intervento che si può eseguire anche in Day-Surgery.

Attenzione da porre alla dimissione:
evitare i rapporti sessuali fino a completa restitutio ad integrum della parete vaginale anteriore, accurata igiene locale con blandi disinfettanti.

Cosa fare in caso di complicanze:
contattare l’urologo per ciò che dovesse rendersi necessario.

Controlli:
il primo controllo ambulatoriale andrà eseguito dopo 7 giorni (prima di necessità); il successivo sarà deciso in base all’obiettività riscontrata ed essenzialmente allo scopo di escludere complicanze.