Impianto di protesi peniena

Per disfunzione erettile si intende la costante incapacità ad ottenere e mantenere una erezione adeguata allo svolgimento di un soddisfacente rapporto sessuale.
La terapia di questa patologia può prevedere l’utilizzo di farmaci a somministrazione orale (sildenafil, vardenafil, tadalafil), o locale (alprostadil). Una alternativa è rappresentata dall’utilizzo dei vacuum device .
Le procedure chirurgiche di tipo non protesico (chirurgia vascolare arteriosa e venosa) sono gravate da una ridotta percentuale di successo. Una ulteriore opzione chirurgica è rappresentata dall’impianto nei corpi cavernosi di una protesi peniena.
L’impianto di una protesi peniena  viene indicato in tutte le forme di disfunzione erettile che non rispondono ad altri presidi terapeutici (vedi sopra) o nei casi in cui i trattamenti farmacologici siano controindicati o abbiano determinato la comparsa di importanti effetti collaterali. Le protesi possono essere non idrauliche (semirigide, malleabili etc.), e idrauliche (mono,bi o tricomponenti).
Le fasi dell’intervento chirurgico comprendono l’incisione cutanea, l’esposizione dei corpi cavernosi, la scelta ed il posizionamento delle componenti della protesi, il riempimento e lo svuotamento della protesi nel caso si tratti di protesi idraulica. Il posizionamento di una protesi non consente l’impiego di alcun altro presidio atto a provocare l’erezione del pene.
Le incisioni cutanee possibili sono in sede perineale, infrapubica, sottocoronale, penoscrotale e scrotale traversa  e sono correlate al tipo di protesi impiegata.
Come esempio prendiamo l’applicazione  di protesi peniena  idraulica a tre componenti. L’intervento viene di solito eseguito in anestesia generale e prevede il posizionamento di due cilindri espansibili a livello dei corpi cavernosi del pene, un serbatoio a livello dello spazio extraperitoneale del Retzius  e una pompa a livello dello scroto. Le tre componenti saranno collegate da sottili tubi di raccordo che decorrono a livello sottocutaneo.
L ‘ insorgenza di complicanze dipende dal tipo di protesi impiegata: il miglioramento dei materiali impiegati ha determinato una riduzione del rischio di complicanze da circa il 15% a meno del 5 % dei casi.
La complicanza più significativa è rappresentata dall’infezione che può richiedere un reintervento chirurgico con rimozione della  protesi. Altre possibili complicanze possono essere suddivise in chirurgiche: ecchimosi, ematomi, edema , fibrosi, perdita di sensibilità, ritenzione urinaria; meccaniche legate alla protesi: rottura, malfunzionamento, perdita di liquido, attivazione  e disattivazione spontanea; non meccaniche legate alla protesi: nuovamente l’infezione, dolore, erosione, necrosi . Da ricordare, non essendo una complicanza,  la difficoltà di occultamento sotto i vestiti del pene nelle protesi non idrauliche.